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Capitolo 3

Una città così grande è bravissima a nascondere.

Gli occhi sono schiavi della volontà, che per quanto ci provi non riesco a sospendere.

Per ora va bene così.

Non sarebbe difficile andare più a fondo, sarebbe forse solo un po’ più pericoloso.

Oggi il mio sguardo si è fermato su una mamma, una mamma al cui chiosco ci siamo sfamati.

Eravamo io (Giulio), Gera e Gabo sul limitare del mercato dell’Hidalgo, un posto che un turista con voglia di fotografie definirebbe “pittoresco”, chi si è impigrito e preferisce starsene a casa lo penserebbe un luogo in cui è meglio non andare :”perchè lì chissà cosa ti succede”.

Io, a metà strada tra turista, piccolo essere impaurito e viaggiatore spavaldo entro come al solito in punta di piedi.

Adotto quella che potrei chiamare tecnica del “nè troppo, nè troppo poco”.

Quando entro in un luogo che, per i più svariati motivi, ritengo contenitore di potenziali pericoli assumo un atteggiamento particolare che sto cercado di affinare con gli anni…

Lo sguardo si apre a ventaglio, i nervi sono vigili, la postura deve esprimere da un lato sicurezza, dall’altro timidezza.

In sostanza il messaggio è più o meno questo :”so quello che faccio, ma lo faccio senza esagerare…”

Poi apro il cuore, o meglio quella piccola parte di cuore che per scarsità di inventiva chiamerò qui “Emanatore di buona energia”.

L’Emanatore di buona energia è un qualcosa che non so definire bene, sicuramente è all’interno del mio essere, quasi sicuramente è all’interno di ciascun essere umano.

E’ quel “non so chè” che ti fa risolvere le cose con un sorriso, è quell’attimo in cui respiri e decidi che è il momento di chiedere scusa, è quello che ti fa dire “ho sbagliato”, è quel fugace pizzico di saggezza che ti fa capire che anche se il mondo non è fatto a tua immagine e somiglianza si può continuare a vivere lo stesso.

In ultimo, e per non annoiare, è quel qualcosa che ti aiuta a perdonare … e a perdonarti.

Ma torniamo alla mamma, a me, Gera e Gabo.

Prima di addentrarci nei meandri del mercato decidiamo di mangiare un boccone, così ci sediamo nel tipico chioschetto di tacos e quesadillas.

Una signora senza troppi sorrisi ci chiede cosa vogliamo.

Noi sembriamo tre bambinetti, anche per colpa di tre sgabelli bassi al limite del ridicolo.

Il chiosco è fatto di tubolari quadrati arrugginiti saldati alla buona e due pannelli di plastica ondulata gialla; un asse di legno sul quale sono distribuiti contenitori di plastica con funghi, formaggio, fiori di zucca, petto di pollo sfilacciato, cipolla e poco più; un braciere arrugginito su cui è stata posta una lamiera circolare leggermente concava.

Subito fuori dalla struttura appena descritta c’è una bacinella di plastica piena di coca, aranciata e altri succhi ricchi di bollicine, coloranti e conservanti. A tenere tutto fresco ci pensano due grandi blocchi di ghiaccio.

Non c’è birra, perchè la cuoca non vuole mica che i suoi bambini bevano alcolici!

Io, Gera e Gabo piccoli piccoli con due coche e un succo rosso al gusto di zucchero, tre nanetti aspettando la merenda.

La cuoca, da brava mamma cucina e poi, per far sì che i tre marmocchi non litighino, è ben attenta a servire una quesadillas a testa, senza che nessuno debba aspettare mentre l’altro addenti la seconda porzione…. “Attenti che vi scottate!” …. annuiamo con la testa.

Comunque il pasto è ottimo, finiamo, paghiamo, ci alziamo, salutiamo, stiamo per allontanarci quando lei, la mamma, guardandoci con sguardo amorevole dice :”State attenti, non andate più in là di questo isolato, di là non c’è bella gente!”

Noi sorridiamo, le diciamo che non abbiamo cose di valore, lei ricambia il sorriso :” Va bene ma state attenti…”

Il Mercato era grande, tutte le edicole erano dedicate alla ferramenta, i passaggi strettissimi, i negozianti gentili, sembrava quasi provassero piacere nel sopportare le lunghissime trattative cui li sottoponevamo.

Nessuno cercava di venderti qualcosa ad ogni costo, chi non aveva clienti giocava a dadi o col computer, se non ti accontentavi di quello che ti offrivano ti suggerivano un’altra edicola.

Sorrisi e tanta pazienza da parte di tutti …

Poi ci siamo andati oltre l’isolato … non abbiamo trovato nulla di pericoloso, solo tanta altra bella gente … ma la dolcezza di quella donna mi ha scaldato lo stomaco.